Chiamatemi Dina. Erod-ina.

Sono davvero lieta di ospitare qui un articolo della mia amica (e collega) Stefania Ponzone.

Chiamatemi Dina. Erod-ina.

Quando Francesca mi parlò per la prima volta del suo blog, pensai “Acc, mi ha rubato il titolo”. Non che avessi voglia di aprire anch’io un sito dedicato alle molte facce della maternità, ma tutto lo stupore e la preoccupazione insiti nell’esclamazione “Mamma io?!?!” li consideravo assolutamente miei.
Perché tra me e i bambini non c’è proprio feeling. Non c’è mai stato, neppure quando la bambina ero io: infatti non andavo proprio d’accordo con i miei coetanei e per lunghissimo periodo ho pensato peste e corna del mondo dell’infanzia, con – a tratti – un’ostilità degna di una Erode in gonnella. Ancora oggi che sono mamma, non sono a mio agio con i figli altrui, li tratto sempre come se fossero alieni appena sbarcati e potessero decidere di incenerirmi con uno sguardo al laser.
Però resta il fatto che una figlia io ce l’ho e per consentirle di nascere ho pure battagliato parecchio (ma questa è un’altra storia), quindi sono dovuta venire a patti con la categoria, o almeno con parte di essa. L’impresa mi è riuscita? Sì. No. Forse.

In generale, ho acquisito la consapevolezza della difficoltà dell’essere genitore e anche dell’essere… figlio, ovvero una creatura che nei primi anni di vita deve compiere delle imprese incredibili come parlare, camminare, tenere in mano un bicchiere senza annaffiarsi ed evitare di farsi la cacca addosso. ‘Sti ca…!!! Meraviglioso, meravigliosissimo, ma anche una gran rottura.
Ho capito che diventare genitore ti cambia davvero, ma al tempo stesso non si deve permettere che il cambiamento ti snaturi, perché i figli non sanno che farsene di un genitore che ha smesso di essere la persona da cui è partito l’input della loro vita.

Ho capito che con i bambini si può fare (quasi) tutto, magari tarandosi un pochino sulle loro esigenze: sì ai viaggi, alle cene, ai musei, ai concerti, a scatenarti in pista… e pazienza se si tratta di baby dance! Perché talvolta è bellissimo partecipare agli eventi tarati per loro, ha un che di liberatorio…
Ho capito che vanno trattati da bambini, ma non da deficienti: questo in realtà è un preciso insegnamento di mia madre e anche se si corre il rischio (relativo) di metterli muso a muso con la dura verità (magari non proprio dura-dura, su…), le bugie – anche quelle a fin di bene – sono fonte di confusione.
Ho capito che bisogna chiedere scusa ai figli: “scusa” è la prima parola che mia figlia ha sentito, perché dovete sapere che non l’ho partorita, lei è… precipitata da me, dimostrando fin da subito la sua irruenza! Quindi, anche se non è successo niente, in quel momento, in preda ai fumi dell’ossitocina, non sono riuscita altro che a sparare una raffica di “scusa-scusa!” mentre la stringevo a me.
Le chiedo scusa tutti i giorni, perché sbaglio continuamente, soprattutto nel cedere alla rabbia e nel pensare, forse troppo spesso, che forse avrei dovuto continuare ad essere Erodina, quella che “Mamma io? Ma non pensarci neppure!”.
Le offro tutto ciò che posso, in primis le mie conoscenze, tante o poche che siano… ed anche se mi maledico per essermi imbarcata in imprese tipo la realizzazione di un Presepe (giusto per rimanere dalle parti di Erode) tutto in cartoncino dipinto, poi mi calmo e, mentre faccio l’ultimo giro della casa raccattando giocattoli e calzini sporchi, spero di aver seminato qualcosa e mi auguro di vederne i frutti tra dieci, venti, trent’anni.
Magari quando sarò nonna…
Ohccavolo: nonna, io?!?!?

Iscriviti alla Newsletter di “Mammaio” e scarica subito la guida “Cose da fare e far fare”




Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per il suo funzionamento, per le opzioni di condivisione sui social. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca su Maggiori Informazioni. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento ne acconsenti l\'uso. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi