La gioia dell’allattamento

… se gioia si può chiamare

Un paio di mesi fa al corso di preparazione al parto, l’ostetrica tira fuori lo scottante tema dell’allattamento. Sapendo che sono al secondo pupo mi chiede:

“Francesca, dì alle altre altre quale immenso piacere è allattare: che sensazioni provavi in quei momenti di connessione profonda con tuo figlio?”

BreastfeedingChissà se le colleghe panzute si sono accorte di quei 2 secondi di esitazione prima che il mio cervello trovasse una risposta diplomatica che non le spaventasse.

“Bhè, dopo i primi attimi di dolore, è una sensazione bellissima di connessione e amore”.

Era una bugia. Ecco, ora vi dico cosa significa allattare. E per la bugia il cielo mi ha castigato e reso ancora più difficile l’allattamento della seconda gnoma, detta anche per questo motivo Anna Becco di Pappagallo.

Tornando alla domanda… che cosa hai provato durante l’allattamento…

“Ecco, dopo i primi minuti durante i quali Thomas si è attaccato al seno, ho provato una sensazione molto strana dettata dai pensieri che fluivano nella mia testa, forse con il contributo di ormoni che ballavano la tarantella.

Strano avere un essere umano che, messo ancora nudo e scivoloso sul mio petto, trova la strada al mio capezzolo evidentemente agognandolo con foga e sgrufolando come un maialino. Non sono abituata ad avere questo di po di attenzioni al seno: avendo una seconda scarsa, è sempre passato inosservato. Eppure lui si attacca e lo vedi che è tutto goduto… Ah, che sensazione… strana. Ma chi glielo ha spiegato come si fa? Mmmhh… perchè mi vendono in mente gli Zombie?

Sono una cattiva mamma

Le ostetriche passano una dopo l’altra, mettono la testa nella stanza e dicono: “Si attacca? Dagli il seno più che puoi”. E io obbedisco, visto che te lo dicono 20 volte al giorno. Ben presto la “strana senzazione” diventa un dolore insopportabile. Dò una sbirciata al capezzolo e noto che è tutto rosso è sgraffignato. Quando si attacca mi si arricciano le dita dei piedi e i capelli si mettono dritti sulla testa. Non posso trattenere un “Ahia” bello forte.

Mi viene da piangere, inizio ad avere paura di questo esserino che deve mangiare e può farlo solo se io sono abbastanza coraggiosa da sopportare tutto questo, incluso il male all’utero che si contrae ogni volta che lui inizia a mangiare liberando ossitocina. Sopporto. Sono un’eroina, Supertettine Francesca.

Il giorno dopo il rossore diventa una ragade. La paura di attaccarlo diventa terrore. Escono le lacrime e l'”Ahia” bello forte diventa un pianto di autocommiserazione.

Perchè nessuno mai mi ha detto che fa così male?! Voglio la mamma.

Le ostetriche ti dicono di sopportare, che è tutto normale e passerà in pochi giorni. Allora fai appello all’eroina che è in te e Supertettine trova la forza per farti un cenno, un “ok“, poco convinto.

La notte dopo capita una cosa incredibile… Fa caldo, la schiena formicola e fa male, il petto sembra pesante. Mi alzo e non vedo la punta dei piedi… e non è il pancione. Le supertettine si sono trasformate in supertettone e io sto portando a spasso una quinta!!! Le pelle tirata e traslucida lascia intravedere le vene azzurre, mi guardo nuda allo specchio e sono sbigottita e un po’ imbarazzata da me stessa… che mi sto guardando le tette come se non fossero mie. Sorrido pensando alla faccia di papàToni quando le vedrà. Le tocco. Male cane, sembrano pietre e son così gonfie che quando Thomas si attacca viene letteralmente annegato nel latte. E quelle non accennano a diminuire in dimensione… Anzi. Scoppieranno!!! Non riesco manco a camminare senza che il sobbalzo del passo mi faccia sentire male al seno. Chiamo un’ostetrica in camera e lei mi prende una tetta in mano (tanto ormai…). Le scappa un “mammamia” e poi mi consiglia di mettere bende calde e sprememi il latte in eccesso… Cioè? Mi devo mungere? Questa non me l’aspettavo. Eseguo gli ordini come una brava soldatessa e una vocina nella mia testa si chiede quanto tempo durerà tutto questo. Periodaccio, credete a me! Per fortuna al primo giro, con Gnomo Thomas, il tutto si è sistemato in 5/6 giorni… Con Gnoma Anna Becco di Pappagallo la tiritera è durata oltre 2 settimane durante le quali più di una volta ho seriamente pensato di smettere di dare tetta. Anzi, in verità un paio di biberon ho provato a proporglieli, ma non ne ha voluto sapere, urla di disgusto e disprezzo.

Il peggio è passato, e ora posso godermi le gioie dell’allattamento, che per me non sono così romantiche come per altre mamme (che invidio) ma sono più… pratiche:

  • Posso darle da mangiare in ogni luogo e dove
  • non devo sterilizzare e lavare biberon e tettarelle (cosa che non farei comunque in realtà)
  • non devo spendere soldi per il latte
  • non devo girare con una sacca piena di bottiglie, acqua demineralizzata, latte in polvere ecc ecc
  • e soprattutto, porto fieramente una terza abbondante, cosa che dà gioia sia a me che a mio marito. Ah, ed ad Anna, ovviamente.

Ed ora qualche consiglio utile…


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